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Lezione gratuita sull’analisi del comportamento applicata

In passato, ho condiviso molte volte questa lezione sull’analisi del comportamento applicata del dottor Giovanni Miselli.
Poi , un paio di anni fa, i vecchi link non funzionavano più. E con dispiacere non potevo più condividerla.

Adesso, che ho di nuovo il link , torno volentieri a condividerla.

Ritengo che sia utilissima per capire i principi sulle quali si basa l’analisi del comportamento applicata.
Credo la dovrebbero vedere tutti, perché fa luce sul comportamento umano , sganciandolo dal retaggio culturale psicodinamico della nostra società.
Comprendere l’analisi del comportamento significa passare dal giudicare la persona  (e spesso la sua famiglia) all’osservare il comportamento, comprendendo che il nostro comportamento va, in qualche modo, ad influenzare quello altrui.
(Se ridiamo alla battuta del bullo di turno che schernisce la vittima, siamo anche noi responsabili, perché aumentiamo la probabilità che in futuro quel bullo ripeta quel comportamento.)
Acquisiamo così responsabilità ,ma anche capacità di agire attivamente. Questo è essenziale soprattutto se siamo dei genitori o degli educatori.
Ovviamente non basterà vedere questa lezione per padroneggiare l’analisi del comportamento applicata, ma è un primo passo, per capire di cosa si tratta e che , grazie ai numerosi esempi di Giovanni Miselli, è qualcosa che riguarda tutti noi.
Possiamo  cercare di conoscerla e gestirla o ignorarla, ma ci riguarderà comunque. E non sto parlando di autismo, ma riguarda proprio tutti, nell’autismo è ancora più necessario conoscerla, ma vale per tutti.

So che talvolta  ci sembra già di agire bene, ma involontariamente potremmo rinforzare un comportamento inadeguato o dimenticarci di rinforzare un comportamento adeguato.
Questo video può aiutarvi a focalizzare tutto ciò.
Per questi motivi , consiglio a genitori (non solo di autistici) ed a tutti gli educatori, insegnanti in primis, di guardare questa lezione. Saranno poco più di 4 ore ben spese.
Il Dottor Miselli usa un linguaggio chiaro, alla portata di tutti.

La lezione è in streaming, divisa in 3 parti, alla fine di ogni parte, non dovete fare niente ,che partirà la parte successiva.
Il video sembra non sia visibile da apparecchi mobili (android o iOS ) , mentre è visibile sicuramente da pc o da mac.

clicca  per vedere la lezione   

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Ovviamente vorrei ringraziare Giovanni Miselli , qui il cv , per questa lezione, che diffonde la cultura del comportamentismo, di cui abbiamo tanto bisogno.

Solo con la condivisione del sapere e dell’informazione (quella con la i maiuscola ), possiamo davvero cambiare le cose.

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Pubblicato in: advocacy autismo, aspie

Io mi chiamo Filippo

Condivido da blog  Aspironìa  il seguente post , lo faccio oggi ,16 maggio 2016, non a caso, visto che è il compleanno di Filippo, che compie 21 anni.

“Io mi chiamo Filippo e ho quasi 12 anni. Sono un po’ basso per la mia età e non sono né magro né grasso. Ho gli occhi cangianti e ho i capelli castano-rossi. Sulle guance ho stampate numerose lentiggini e ho i denti sporgenti. Non sono molto veloce, ma non sono neanche lento. Mi stanco molto facilmente ma so cos’è lo spirito sportivo e amo molto fare sport. Odio assaggiare cose nuove, ma amo le sorprese e so essere molto spiritoso e ottimista. Mi piace disegnare perché scarico tutta la mia tensione e anche inventare perché ho un serbatoio pieno di idee che rivoluzioneranno il mondo e lo renderanno migliore. Credo nell’amore e nell’amicizia più di ogni altra persona. L’amore è importante perché porta buoni frutti e rende le persone felici.”

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Queste sono le poche righe che l’anno scorso abbiamo inviato a “Parole in Corsa”. Per noi, mamma e papà di Filippo, sono la cosa più straordinaria che nostro figlio abbia mai scritto. Perché Filippo ha dimostrato che si “vede”, sa che fisicamente ed emotivamente esiste. Perché Filippo è autistico. Filippo parla in modo forbito ed elegante, molto demodé, ma non comunica, racconta solo ciò che vive nella sua mente e non ciò che è reale. Temevamo che anche di sé stesso avesse una visione stravolta e distorta come il mondo in cui “scappa” appena può. Filippo parlotta tra sé e sé e si scorda che compiti deve fare, dove deve andare, se deve comprare il latte o l’olio, non prende il resto e lascia tutto in giro. Poi torna sulla terra e si dispera: perché ha sbagliato la fermata del bus, o non è arrivato in tempo, o ha perso il foglio con le indicazioni, i soldi, il cellulare, il diario di scuola, l’apparecchio dei denti… Raccontandolo così sembra un adolescente qualsiasi, ma nessun adolescente lo cerca tra i suoi compagni di scuola, di nuoto, di karaté. Noi gli riempiamo le giornate per stare “coeso” con il mondo reale, ma appena finisce l’ora di lezione tutto si ferma di nuovo. Gli altri fanno gruppetto: parlano di ragazze, di jeans alla moda o di calcio. Lui si mette in disparte: né attore né spettatore di qualcosa che gli sfugge. E che non sa come raggiungere. Poi guarda il suo cellulare (quanto lo ha aspettato, e per i tredici anni lo ha avuto, finalmente!) e scuote la testa: “Tanto non mi chiama nessuno.” I suoi coetanei intanto si organizzano per la pizza, il cinema, è estate e tutti stanno in piazzetta al mare a chiacchierare e fare cose sceme… Lui si rifugia nei libri. Ha sempre letto. A venticinque mesi era capace di unire le sillabe e passava il tempo guardando le lettere di ogni foglio o ogni insegna che gli capitasse a vista. Abbiamo pensato fosse un genio o comunque un bambino precoce. Mentre da piccino si lanciava su ogni libro che trovava, ora legge e rilegge sempre le stesse storie, aspetta con ansia solo il nuovo manga di Dragonball. Dice che non è sempre interessante provare cose nuove. Anche con il cibo è uno strazio. Filippo mangia solo sette alimenti diversi. Tra questi, ovviamente, non ci sono né frutta né verdura, solo la mela Fuji sbucciata e tagliata in quattro spicchi. Altrimenti dice: “No grazie. Non gradisco questa pietanza.” (Certo, Filippo non dice:”che schifo”!)Sta crescendo in un modo diverso da tutti. Senza relazioni, senza incontri o scontri (tranne le scazzottate con i fratelli più piccoli!). Da solo, malgrado i nostri sforzi. Credo di essere una delle poche mamme che rimprovera il figlio perché torna a casa troppo presto! Ora si accorge di sé. Fa domande:”Perché nessuno dei miei compagni fa terapia? Perché al campo estivo del corso di karatè solo io avevo l’accompagnatore? Cosa c’è di interessante a parlare solo di calcio? Perché agli altri non piace nessuna delle cose che piacciono a me, a parte Dragonball?” Vorrei che arrivasse a chiedersi:”Perché a me non piace niente di ciò che piace agli altri?”. Questo sarebbe veramente un grande passo avanti. Che fosse più consapevole dei suoi limiti. Che provasse almeno un pochino a scalarlo questo muro tra lui e tutti noi. Che si affacciasse almeno un attimo dall’altra parte. Perché siamo veramente in tanti pronti ad accoglierlo ed abbracciarlo forte, forte. Ma lui non potrà essere diverso da come è… Mi angoscio su questo pensiero: vorrei che fosse autonomo ma mantenesse le sue stravaganze, che conducesse una vita (soprattutto affettiva e di relazione) come tutti ma rivelandosi piacevolmente bizzarro. Perché a dirla tutta a me piace tanto così. Fuori dalle righe e dagli schemi. Uguale solo a sé stesso. Mi sento il suo aguzzino a doverlo rimproverare per ciò che è. A doverlo incanalare, contenere. Non so se tutto questo tirarlo e costringerlo dalla “nostra parte” servirà a qualcosa. Forse lo stiamo solo snaturando da quello che è, confondendolo ancora di più, togliendogli la libertà di fare quello che vuole come vuole lui. Spero solo che diventi l’adulto meraviglioso che so che c’è dietro quello sguardo un po’ stralunato e ci ripeta sempre che:”L’amore è importante perché porta buoni frutti e rende le persone felici.”

di Filippo Manfredi e Cristina Bonatti – Finalisti al concorso Parole in Corsa VI Edizione 2008

Qui sotto un’altra chicca di Filippo, il suo “Aspie Rap”

Preso da  Autism in the World

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L’inclusione nasce dalla comprensione,dall’etica, dalla capacità di amare, non dal pietismo.

In questi giorni stanno scoppiando vari casi di emarginazioni ai danni di autistici nelle scuole d’Italia .
Due su tutti sono; il caso di Giulio,14 anni,uno studente di un istituto di Livorno. La sua classe, una scuola media, è andata in gita ma lui non lo sapeva e quando la mattina il ragazzino è arrivato nell’aula si è trovato solo con il suo insegnante di sostegno.
L’altro caso ,che è finito alla ribalta delle cronache , è quello di Gianna, una ragazza autistica costretta a rinunciare alla gita in Austria perché nessuna compagna ha voluto dormire con lei.
Non voglio entrare nei casi o nelle normative.
Credo che, a prescidere da come si siano svolti i fatti e dal rispetto delle norme, sia mancata la “comprensione”  quella con la C maiuscola, da parte della società , cioè del contesto sociale in cui si sono svolti i fatti.
Sembra che nessuno abbia usato la propria teoria della mente , per mettersi nei panni di Giulio , per comprendere come si sarebbe sentito quando è arrivato nella classe vuota, senza che nessuno lo avesse avvertito. Nessun genitore e nessun insegnante di quella classe ha provato a mettersi nei panni dei genitori di Giulio, che hanno saputo della gita solo il giorno stesso.                                                                                                                             E poi dicono che siano gli autistici ad essere carenti di teoria della mente……
Ve lo dico io come si sono sentiti : mortificati. 
Avviliti, disgustati e delusi.
Certo che per tenere segreta una gita ad una coppia di  genitori, tutta la classe ,insegnanti e genitori, dovevano essere d’accordo nel non avvertire i genitori di Giulio.
Discorso simile possiamo fare per il caso di Gianna, almeno peri suoi compagni ed i loro genitori.
Questi sono solo i casi che finiscono sui media e fanno notizia, ma l’emarginazione avviene tutti i giorni.
Quando si ignora il bambino autistico, quando non lo si invita ad una festa, quando non se ne tiene conto nello scegliere la meta di una gita o nel fare un orario scolastico. 
Perché ignorare è emarginare, non si deve arrivare al bullismo, basta ignorare per emarginare una persona.

Basta ignorarla per ferirla.
Basta ignorarla per non farla vivere dignitosamente .

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Diventa troppo facile e comodo indignarsi per pietismo condividendo un hashtag sui social .
Domandiamoci cosa facciamo noi per integrare chi in qualche modo risulti diverso?

Non serve a niente pubblicare un palloncino blu il 2 aprile , perché si conosce una famiglia con un caso di autismo che magari ci fa pena.

Dobbiamo imparare ad accettare ed amare la diversità .
Dobbiamo insegnarlo ai nostri figli. – A tal proposito si può anche leggere  questo ( i bambini vanno educati al rispetto della diversità e non… )-

Per questo motivo non credo esistano ricette facili e veloci, ma che si possa arrivare solo con il tempo ad una società che possa avere una migliore cultura sulla diversità.
Noi dobbiamo solo provare a condividere messaggi eticamente corretti. Meno egoistici.
Forse dovremmo iniziare a rispettare la vita altrui, di tutti gli “altrui” che incontriamo nella nostra vita. 

Proprio sabato scorso ho visto un film che affronta questo argomento.

Un film  che , fossi nel MIUR, farei vedere nelle scuole agli alunni , ai loro genitori ed agli insegnanti .
Perché diverso , non significa inferiore (come dice Temple Grandin) .

Il film tratta di un giovane con un ritardo cognitivo, che, secondo me, oggi avrebbero diagnosticato nello spettro.
Ma non è questo che ci interessa.
Qui potete leggere la trama del film “Mi chiamano Radio”
Dal quale estrapolo qualche frase significativa

“Anche se ci troviamo in una cittadina del Sud, poi, il problema di Radio non è razziale; tra i ragazzi delle squadre del liceo Hanna, infatti, ce ne sono anche parecchi di colore, perfino tra quelli che all’inizio tormentano il ragazzo con ritardo, senza motivo. 
Il problema di Anderson e della sua gente, che il coach Jones intuisce, ma non sa mai spiegare (tante volte gli viene chiesto perché fa quello che fa e le risposte tardano ad arrivare) è, come in mille luoghi al mondo, che fino al momento in cui inizia la storia la cittadina ha visto un ragazzo con ritardo andare in giro per le strade con un carrello del supermercato e lo ha ignorato; non lo ha molestato, ma non lo ha nemmeno considerato come una persona.”

“Il coach Jones, che è abituato ad affrontare le forche caudine del giudizio dei suoi concittadini dopo ogni partita, non ha ambiziosi programmi di riscatto sociale per Radio; non è un personaggio con grandi tormenti interiori, vede solo un ragazzo che ha il diritto di trovare un posto nella comunità e si lascia toccare da questa realtà oggettiva. Detto fatto: gli trova un posto in panchina e uno su un banco di scuola, spinto dalla convinzione che i suoi allievi e i suoi concittadini, in fondo brave persone, sapranno affezionarsi a lui.”

 

“l’allenatore Jones si accorge presto di aver imparato almeno quanto ha insegnato, attraverso lo sguardo grato del ragazzo che ha accolto a bordocampo.”

Impossibile direte .
Difficile,ma non impossibile , perché il film racconta una storia vera.
Che bello sarebbe, se tutti noi  ,diventassimo protagonisti di storie simili.

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STATE ABA-STANZA ATTENTI ALLE “FREGATURE”

Concordo con queste considerazioni pubblicate su Autismoincazziamoci, come ho sempre affermato, un buon intervento ABA non è direttamente proporzionale al suo costo e non può prescindere dal coinvolgere a 360° la famiglia.
Come ho scritto anche in passato qui (Io sono per l’ABA family based )

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Riceviamo e volentierissimo pubblichiamo (G.P.)

Pensavo di essere una persona ormai matura e razionale. Ho visto e conosciuto molti posti, ho lavorato per tanti anni e quando mi sono fatta una famiglia ero già abbondantemente nell’età adulta. La diagnosi di autismo di mio figlio ha cambiato tutto, come voi purtroppo sapete, non c’è bisogno di spiegarlo a voi.

Ho letto di famiglie rovinate dal costo di improbabili trattamenti per l’autismo ed ho pensato che a me non sarebbe mai successo perchè io facevo ABA. Tutto basato sulla scienza. Invece no, tutto basato sul mercato.

In questo momento tanto difficile per la nostra economia, ABA in Italia è un mercato ancora senza regole, con potenzialità di crescita molto forti e poche professionalità altrettanto forti.

Qualsiasi psicologo con pochi mesi di formazione può improvvisarsi come esperto e quelli che hanno il titolo americano BCBA si contano su una mano. Ma proprio per…

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Comunicazione Facilitata,continua la vergogna. La presa di posizione degli studenti della Syracuse University

Gli studenti della stessa Syracuse University , nota per aver divulgato ed usato la Comunicazione Facilitata, con questo interessante ed importante editoriale, prendono le distanze dalla posizione della loro Università, condannando aspramente la CF.
Di seguito l’editoriale del Daily Orange, tradotto da Cristina Bonatti che ringrazio pubblicamente.

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“Non è giustificabile, e in egual misura imbarazzante, per la Syracuse University ,come ente di ricerca, stare dietro alla Comunicazione Facilitata a dispetto del fatto che sia una pratica potenzialmente capace di distruggere una vita e che sia stata empiricamente smascherata.

CF è stata divulgata negli Stati Uniti da Douglas Biklen, ex Preside della Scuola di Educazione della Syracuse University, oggi dopo 25 anni di prove che screditano la pratica, l’Ufficio della Comunicazione e dell’Inclusione dell’Università, conferma la controversa opinione che la CF sia un valido metodo di comunicazione per studenti non-verbali. La pratica, in cui un facilitatore formato sostiene il braccio, il dito o la spalla dll’utilizzatore di puntare delle lettere o formare delle frasi usando una tastiera, è pericolosamente fuorviante e permette al facilitatore di ottenere consensi da parte delle persone disabili ad avere rapporti sessuali e persino ad accettare la propria morte, come risulta dagli atti di accuse di stupro o assassinio  (puoi leggere tutto in questo articolo qui ). Recentemente i fallimenti istituzionali della Syracuse University sono diventati di pubblico dominio a causa del caso eclatante di Anna Stubbelfield, un caso secondo gli esperti che non sarebbe mai accaduto se non a causa della CF promossa dalla Syracuse University. Il caso trovò la Stubbelfield colpevole con l’aggravante della violenza sessuale, dopo che lei aveva seguito le istruzioni della CF che aveva imparato alla Syracuse University dove si era specializzata come facilitatore.

Per la Syracuse University essere in prima linea in tale pratica è stridente come controproducente, poiché all’apparenza fa vedere come l’università voglia essere associata ai termini di diversità, inclusione e accessibilità e principalmente gli utilizzatori della CF non-verbali sono disabili con autismo, ritardi mentali e paralisi celebrali.

Il sito web dell’istituto mostra diversi studi ufficiali usati come prove per difendere il metodo. Ma Jim Todd, uno psicologo dell’Eastern Michigan riferisce che le ricerche imprecise citate dalla Syracuse University come “gli studi più incompetenti sullo sviluppo delle disabilità.

L’università si vanta di essere un istituto di ricerca di alto livello e dovrebbe, qui di, riconoscere il grossolano errore fatto come un’opportunità per riallinearsi con i risultati sostanziali e rivalutare lo spazio del campus dedicato alla CF. Ma continuare ad avere la CF al campus come rinforzo istituzionale ed una pratica valida in un terreno sconosciuto e oscuro di studio, porterà solo vergogna all’Università.”

Interessante il video sotto, è in inglese, ma vi prego di andare al minuto 26 e vedrete come empiricamente si dimostri che a scrivere è il facilitatore.
Semplicemente si mostra una carta diversa al facilitatore, rispetto al facilitato . Il facilitatore lo ignora ed il facilitato, tutte le volte, scrive come risposta, la carta vista dal facilitatore.
Video sulla Comunicazione Facilitata.
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Comunque se qualcuno avesse voglia di tradurre questo articolo sulla Comunicazione Facilitata, è davvero interessante.

Per questo motivo rinnoviamo il nostro invito a Davide Faraone ed a tutto il MIUR  che puoi leggere qui -Chi permette l’uso della CF nelle scuole?

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Comunicazione facilitata nelle scuole : paradosso e vergogna ! Ma chi permette tutto questo ?

Siamo nel 2016, a quasi 5 anni dalla pubblicazione delle LG21, linee guida dell’ISS per l’autismo e non hanno ancora avuto nessuna ricaduta pratica.
Credo sia tempo di intervenire.

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Nessuna ricaduta pratica delle LG21 ,nemmeno dove sarebbe semplicissimo risolvere incongruenze enormi.
Prendiamo ,ad esempio, l’uso della Comunicazione Facilitata nelle scuole (adesso spesso venduta come W.O.C.E., ma la sostanza non cambia), fortemente sconsigliato dalle linee guida, che definiscono non solo inutile, ma anche pericoloso, in quanto si è riscontrato che chi scrive è il facilitatore e non il facilitato.
Non salvaguardando quindi la sua volontà .

Il Ministero della Sanità non è intervenuto per limitarne l’uso che continua nei tanti centri od istituti privati che vendono tale strumento . In questo è colpevole, ma perlomeno non la somministra nei suoi centri ASL, né la incoraggia in alcun modo.
Posizione ben peggiore continua a tenere il Ministero della Pubblica Istruzione, che ancora ne permette l’uso a scuola, università comprese. 
Questo fatto porta una grossa pubblicità alla Comunicazione Facilitata , basti pensare alle lauree prese con tale strumento (come puoi leggere qui) e ne accresce la credibilità.
Molti genitori sono portati a credere che, se la scuola accetta l’uso della CF , significhi che la stessa sia valida e riconosciuta.

Ma nessuno del Ministero della P.I. ha mai letto le LG21 ? Perché si permette tutto questo ? Perché si incoraggia l’uso della CF con un atteggiamento così lassista ? 

Che la Comunicazione Facilitata  sia una truffa ai danni dei genitori con figli autistici è stato oramai provato innumerevoli volte , se volete potete leggere
Il cavallo intelligente e la CF di David Vagni
CF ,una pericolosa illusione

Quello che però trovo che sia inaccettabile, oggi nel 2016 , sia uso a scuola della CF . E’ paradossale che lo Stato permetta come PI di usarla nelle scuole e la condanni nelle vesti dell’ISS.  

Poco tempo fa ho pubblicato l’esperienza di un’insegnante con la CF , che puoi leggere qui 
dal quale estrapolo le seguenti parole.
” Ogniqualvolta ripenso a questa vicenda e a quanto fosse pericoloso questo perverso meccanismo, rabbrividisco…avrei potuto far scrivere inconsciamente al ragazzo qualsiasi cosa, anche sulla base – ad esempio – di mie interpretazioni errate del suo comportamento! Insomma, anche se non è così semplice comprendere tutti i complessi meccanismi che portano il facilitatore a cadere in questa sorta di “trance”, è decisamente fuori discussione che, purtroppo, per i facilitati altro non si tratti che di una strumentalizzazione senza beneficio o vantaggio alcuno e, per giunta, PERICOLOSA!”

Alla luce di questo mi chiedo perché il Miur  permetta che ancora si usi la CF nelle scuole ?
Capisco che i genitori siano liberi di usarla nelle mura domestiche, ma perché il MIUR continui a considerarla valida ?Perché ne permetta l’uso anche ai fini del superamento di esami , al raggiungimento di diplomi e lauree ? 
Perché usi i soldi pubblici per finanziare la stessa CF? 
Basti vedere questo bando, nel quale un istituto d’istruzione superiore, cerca un assistente alla Comunicazione Facilitata. Come puoi leggere qui ( Prova di come si permetta l’uso della CF e si usino anche soldi pubblici per farlo ).
Sono incongruenze troppo gravi per passare inosservate .

 

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schermata di una pagina del bando dell’Istituto Chiaravalle

 

 

Queste domande le rivolgo direttamente al Sottosegretario alla P.I. Davide Faraone, nonché presidente della Fondazione Autismo Italia. Nella sua doppia veste , credo sia la persona più indicata nell’intervenire sulla questione.
Come presidente della FIA* , ha il dovere di spingere per l’applicazione delle LG21 e di tutto ciò che l’evidenza scientifica ci insegna, come sottosegretario alla P.I. ha il dovere,ma anche la concreta possibilità  di intervenire su questa dannosa contraddizione.
Quindi più che a tutti gli altri mi rivolgo a Davide Faraone, attendo delle risposte serie e convincenti , che sarò lieto di pubblicare.

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Non solo,aggiungo che  la professoressa che ci ha raccontato la sua vicenda con la CF a scuola , si è detta disponibile a fornire tutto il materiale raccolto a dimostrazione dell’inganno della CF, materiale raccolto insieme ad un professionista stimato ed io sarei lieto di fare da tramite fra lei ed il MIUR.

*è la stessa FIA che dichiara che “La Fondazione nasce da un gruppo di esperti, associazioni, enti e reltà locali e nazionali che hanno come obiettivo orientare la propria azione sullo studio, la ricerca e a divulgazione di informazioni e approfondimenti relativi al mondo dell’autismo.”

P.S. Niente di personale con Davide Faraone, spero solo che citando una persona in particolare, sia più complicato per la “politica” fare finta di niente.

P.S.2  So che l’uso della CF a scuola non è l’unico paradosso nel campo dell’autismo in Italia, ma questo fatto oltre ad essere stridente, credo sia facilmente risolvibile ed a costo zero.

P.S.3 mi sono vestito a tema , vedi foto sopra, per l’occasione ,visto che mi rivolgo ad un Faraone .

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Il 2 aprile 2016 è passato; tirando le somme, mi resta l’amaro in bocca perché …

Un altro 2 aprile è passato,

ora, a distanza di pochi giorni, cerco di capire se sia stato utile o meno, nell’aumentare la conoscenza e sensibilizzare sui disturbi dello spettro autistico in Italia.
Ho letto e visto molte belle  iniziative a livello locale, sempre più paesi e scuole coinvolte.
Credo che qualcosa si stia muovendo. Ci sono state le belle parole di Simone , un importante messaggio che molti hanno condiviso.
Insomma non è tutto da buttare, ma a me resta l’amaro in bocca.

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Sostanzialmente per 2 motivi.
Come la Rai ha trattato la giornata.

Come siamo stati rappresentati da chi avrebbe potuto e “dovuto” farlo.

Molti sanno già perché ho criticato il palinsesto RAI per il due aprile, vedi  Qualcuno fermi la Rai!  .
Alla fine il vergognoso ed assurdo film scelto dalla RAI per il 2 aprile è andato in onda su Rai Movie , incuranti delle nostre proteste e delle nostre e mail (che non hanno ricevuto nemmeno una risposta) .
Fortuna che essendo sabato, la RAI ha relegato il film “La voce del silenzio” su Rai Movie  e il danno ,che questo film poteva fare nell’immaginario pubblico, è stato contenuto , essendo stato visto solo da 344 mila persone , pari all’1,46% di share.

Più interessante era il documentario di 7 storie di autismi, che è andato in onda su Speciale TG1 la domenica 3 aprile, questo però è stato relegato ad un orario improponibile, perché venisse visto dal grande pubblico. Speciale Tg1 ha conquistato un ascolto di 841.000 spettatori pari ad uno share del 7.60%.
Cifre sempre basse, soprattutto se pensiamo che molti di questi telespettatori sono probabilmente persone direttamente interessate all’argomento , mentre l’obiettivo della giornata è sensibilizzare, far conoscere l’autismo anche a chi non lo conosce.

In questo credo che sia stata fallimentare  la scelta dell’orario  ed abbia fatto perdere un’occasione .
Lo Speciale Tg1 sembra sia stato usato, tramite gli ospiti in studio, più per veicolare messaggi politici, che per fare effettiva informazione . 
Salvo il documentario, che ha fornito storie diverse di famiglie e di qualche scuola , alle prese con l’autismo.
Forse ancora poco, ma è credo sia stato  un passo avanti.

Sono invece deluso dagli ospiti in studio. Soprattutto dalle due persone che avrebbero dovuto rappresentare noi genitori.
Mi riferisco a Davide Faraone, presidente della Fondazione Italiana Autismo e sottosegretario alla Pubblica Istruzione , nonché genitore di una ragazzina autistica. Il quale ha rappresentato bene solo il suo ruolo di rappresentante del Governo, volendo farci credere che tutto si stia risolvendo nel migliore dei modi, grazie alle azioni del suo governo , dimenticandosi non solo tutte le magagne , ma anche di rappresentarci, quanto presidente della F.I.A. e genitore. Troppe sono le cose che non vanno per tacerle tutte.
Così come mi riferisco a Liana Baroni, presidente di ANGSA Nazionale.
Durante il dibattito in studio si è parlato con entusiasmo della legge sull’autismo come un obiettivo raggiunto, dimenticando però di dire che non solo ancora non ha dato nessun effetto pratico, in attesa che le regioni si muovano con l’attivazione dei LEA e già questo la rende ingiudicabile, ma soprattutto che tale legge è soggetta al limite dell’invarianza economica, cioè anche qualora si riescano a stabilire le buone prassi da usare , la spesa non dovrà superare quella attuale. Quindi se si stabilisce che un bambino debba essere trattato con un intervento comportamentale intensivo al posto di qualche ora di psicomotricità, non lo si potrà fare, perché molto probabilmente costerà di più . Ovviamente costa di più sul momento , pensando all’oggi, perché Stati più lungimiranti di noi investono nell’infanzia dei bambini autistici, per avere persone più autonome, che costino molto meno nell’arco della loro vita.
Si è detto che a giorni si voterà una legge sul dopo di noi e quindi che tutto oramai si sta risolvendo.

Sappiamo bene che non è così, sappiamo i problemi  che vi sono nelle case famiglia, che vi sono negli istituti.
Sappiamo quanto è complicata la questione, per liquidarla con un sorriso.
Lo stesso sottosegretario sa benissimo i problemi che dobbiamo affrontare con la scuola.
La quale avrebbe bisogno di essere riformata nella formazione stessa di tutte le insegnanti , non basta farci vedere l’esempio di qualche scuola volenterosa e sotto i riflettori , per farci credere che si stia davvero risolvendo una situazione compromessa.

Nessuno in studio ha fatto notare quanto le LG21 , oramai del 2011 , siano uno strumento tanto importante quanto inutile, visto che in 5 anni, in primis lo Stato, non ha fatto niente per applicarle (o quantomeno iniziare) .
Capisco la difficoltà di Faraone come membro del Governo nel far notare le tante questioni irrisolte, ma almeno la Baroni poteva  far notare che non vi è una legge a supporto delle LG21 ? Che non si è legiferato sul  “chi e come” dovrebbe somministrare gli interventi consigliati dalle LG ?

Si poteva almeno far notare come i bisogni impellenti siano stati trattati solo teoricamente, senza cantar vittoria, visto che nessun provvedimento pratico è stato preso .

E’ vero , come faceva notare Liana Baroni, che oggi sull’autismo ne sappiamo molto di più, vedi ad esempio sulla superata tesi della madre frigorifero, ma allora perché ci troviamo sempre molti NPI che sposano tesi simili?
Non solo , ci sono centri ,palesemente psicodinamici, che offrono interventi in convenzione con le ASL.
Perché si permette ancora questo, in barba alle tanto decantate LG21 ?
Perché nessuno ha fatto notare tanta incongruenza?

Sono deluso , ancora una volta , non mi sono sentito rappresentato da queste persone , da queste associazioni/fondazioni.

Ricordo , tra l’altro che FIA ed ANGSA hanno dato il patrocinio al tanto contestato spot RAI della bolla e Liana Baroni e Davide Faraone, si sono guardati bene da riportare le polemiche.
Come si sono ben guardati dal riportare la nostra protesta sul film scelto dalla RAI per questa occasione.

Come posso sentirmi rappresentato ?

Talvolta penso che sarebbe giusto entrare in un’associazione per dare il mio contributo e forse sarebbe meglio in una che è già ben presente sul territorio, lasciando da parte vecchie incomprensioni.

Ma in questi giorni credo che sia l’ANGSA, che la neonata FIA, abbiano perso un’occasione per diventare finalmente un punto di riferimento per noi genitori.

P.S. la mia critica è rivolta ad ANGSA nazionale, non me ne vogliano quelle regionali, che sono enti a sé stanti e non posso incolparle per colpe non loro.

P.S. 2  – Che senso ha fare presidente della FIA un rappresentante del Governo ?

P.S. 3 – Non dite che so solo criticare, perché se vuoi costruire qualcosa di buono prima devi distruggere e sanare ogni magagna , non puoi costruire sulle sabbie mobili.

PS4 – Questa la risparmio….. la PS4 costa ancora troppo per le mie tasche .

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Roasio – autismo a 100 mani- 2 aprile 2016

Condividiamo con piacere questo video che mostra il  bellissimo lavoro che ,Santina Garino e tutta Roasio ,hanno fatto in occasione del 2 aprile 2016.

Un paese di 2500 abitanti . Tutti sono stati coinvolti in questa iniziativa, tutti ci hanno messo la faccia.

Un paese che abbraccia la consapevolezza, la conoscenza dell’autismo, che incarna pienamente lo spirito di questa giornata.

Un seme, tanti semi piantati per far crescere la conoscenza dell’autismo.

Grazie Santina, Grazie Roasio

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Corto : Il diario di Jack – un cortometraggio per vedere uno dei tanti autismi –

In occasione della nona giornata della consapevolezza dell’autismo, nonostante la RAI,

cerchiamo comunque di fare un minimo di awareness (che si può tradurre con consapevolezza,ma anche presa di coscienza, sensibilizzazione,informazione)

per questo motivo, mi piace condividere con voi questo corto , trovato su youtube , di Jack, ragazzo autistico ad alto funzionamento , che in prima persona ed in modo ironico e gradevole, ci mostra alcuni lati del suo essere autistico.

Ovviamente è solo un corto e mostra solo alcuni aspetti di una persona nello spettro autistico, rappresenta quindi solo lui ed il suo autismo , non pretende di spiegare tutti gli autismi .
Vi chiedo quindi di guardarlo ,senza pretendere che “rappresenti” anche l’autismo che conoscete voi.

Questo e altri corti possono però essere molto utili a far capire anche a chi non conosce l’autismo , alcune peculiarità dello spettro.
Più persone nello spettro, la società conoscerà, più comprenderà che le persone autistiche, sono prima di tutto persone ed in quanto tali sono una diversa dall’altra.

Sono persone uniche, non sono solo la loro etichetta , non sono da catalogare semplicemente come “autistiche” ,

ma sono da conoscere una ad una , come si fa con una qualsiasi persona, senza farsi condizionare dal fatto che siano autistiche e credendo di conoscerle già , magari attraverso i soliti luoghi comuni che girano sull’autismo.

Grazie Jack per aver condiviso, in modo molto ironico, la tua storia con noi.

P.S. Perché ha senso usare la parola “autismi”

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Autismo – 2 aprile 2016 : Qualcuno FERMI LA RAI !

Ci siamo, fra pochi giorni sarà il 2 aprile,
nona giornata mondiale della Consapevolezza dell’autismo.

In inglese il termine è più ricco, infatti  awareness  si può tradurre con  comprensione– conoscenza– Consapevolezza– coscienza– percezione– presa di coscienza e mi piacerebbe che si potesse leggere così anche in italiano, perché scegliendo una sola parola per tradurre tale termine ,se ne perde sempre una parte importante

Molti di voi sono a conoscenza delle polemiche nate intorno allo spot  autismo- conoscere vuol dire comprendere, che purtroppo si ispira e richiama vecchie tesi psicodinamiche riguardo l’autismo.
Cosa che non ha lasciato indifferenti molti addetti ai lavori, genitori ed autistici adulti .
Molti di noi si sono espressi contro la divulgazione dello spot , come potete leggere cliccando l’autismo non è una bolla o #lautismononèunabolla.

Nonostante questo la RAI , ignorando le proteste, in questi giorni, sta mandando in onda lo spot , finendo per tradire il senso della giornata , anzi facendo un servizio diametralmente opposto.

Già lo scorso anno , la RAI  non rese un gran servizio all’informazione , se vuoi puoi leggere rai, fra informazione tradita e paradosso ed anche disinformazione Rai.

Ma veniamo alla programmazione RAI di quest’anno. Che informazione farà, spot a parte?

Ovviamente non posso valutare l’intero palinsesto , ma posso fare qualche considerazione .
Sulle tre reti principali RAI  non ci sarà niente in prima serata. Niente di niente. Totalmente ignorata la giornata.
Forse è un bene visto il film scelto per essere trasmesso su Rai Movie . Fortunatamente solo su RAI Movie .
Però su RAI 2 alle 0,40 della notte fra il 1 e 2 aprile andrà in onda “Pulce non c’è ” .
Domenica 3 invece a speciale TG1 saranno raccontate 7 storie di autismo , iniziativa interessante, se non fosse stata relegata in terza serata  alle 23,20 (non so se esiste la terza serata, ma se esistesse, questa sarebbe l’ora) .
Quindi , la visione alla massa non arriverà . E non è certo la nicchia di chi conosce già l’autismo che dobbiamo informare.

Dopo tutto questo preambolo , veniamo al punto cruciale .
Io sono rimasto letteralmente scioccato del film scelto dalla RAI per rappresentare l’autismo quest’anno , perché  va nella direzione opposta o meglio va nella direzione dello spot della bolla.

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Purtroppo quest’anno , il 2 aprile, su RAI Movie , in occasione della nona  giornata mondiale della Consapevolezza, verrà trasmesso il film “La voce del silenzio”  vedi trama su wikipedia dal quale copio perché condivido la seguente definizione.
“l’opera prima di Michael Lessac farcisce e scompiglia la narrazione d’eclettiche fantasie: realtà virtuale, fiaba, telepatia, onirismo, tarocchi, parapsicologia, magie antropologiche, creando non poche confusioni, pochi turbamenti e molte perplessità. ”
Qui il  trailer

Ho visto il film ed  è davvero una descrizione confusionaria di una bambina autistica.
Nel film diventa autistica in seguito ad un trauma psicologicoqui  la prima grossa disinformazione che viene fatta , nonostante gli sforzi che facciamo per far dimenticare questa vecchia e superata teoria da psicologia analitica, che tanti danni ha fatto.
Ma non finisce qui, perché tramite una “terapia analitica ” , cioè facendole superare il trauma -grazie anche alla “magia” ovvero la telepatia -, la bambina guarisce totalmente , uscendo di fatto dalla bolla ed iniziando, da un momento all’altro, a parlare correttamente ed a comportarsi come una bambina neurotipica.
C’è tutto il peggio del peggio dei luoghi comuni che cerchiamo di combattere .  Il bambino neurotipico intrappolato in una bolla dovuta a un trauma psicologico.  Assurdo !

Ma chi lo ha scelto?
Non facciamo girare tali ipotesi  da psicologia analitica proprio nella giornata deputata a fare informazione e chiarezza.
Fermate la RAI ! Vi prego.

Faccio adesso un appello alla FIA (Fondazione Italiana Autismo) , che ha patrocinato anche lo spot della bolla, in questi giorni presa dal chiedere soldi per la neonata fondazione.
(Raccogliere soldi per la FIA , in Toscana crea anche una certa ilarità )

Fondazione che nel suo statuto al comma 2 dell’articolo 2 recita ”

“. Si propone di promuovere, sostenere, potenziare e/o gestire attività di ricerca, istruzione, formazione, riabilitazione e cura nell’ambito dei disturbi dello spettro autistico in particolare e delle altre disabilità.”

e che ha sicuramente contatti con la RAI, non solo per aver patrocinato lo “spot della bolla”, ma per i progetti comuni, come la raccolta fondi di “sfidautismo” (in onda per l’occasione), di intervenire con la RAI sulla programmazione.

Vi prego egregi componenti della FIA, intervenite, non fate passare un film del genere nella giornata che dovrebbe portare consapevolezza ed informazione sulla condizione autistica.
Passi per il patrocinio allo spot, ma fermate la trasmissione di questo film, ma chi lo ha consigliato alla RAI ?

Perlomeno , prendete ufficialmente una posizione contro lo spot e contro la trasmissione del film su Rai Movie.

Sono le persone che dovreste rappresentare a chiedervelo.

Altrimenti, mi spiace, ma non ci sentiremo rappresentati nemmeno da voi .

e per vostra fortuna il film andrà in onda solo su Rai Movie…..

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Un’altra dolorosa vicenda dovuta all’inganno della Comunicazione Facilitata

Pubblico, qui di seguito, la vicenda di una professoressa ,che vuol restare anonima ,per tutelare la famiglia del suo ex alunno. Descrive la sua brutta esperienza con la CF, che continua ad essere venduta ed anche colpevolmente usata  nelle scuole con il nome di W.O.C.E.
Leggete con attenzione e divulgate, nella speranza che  queste storie in futuro non si ripetano.

INVENTA

Inventa un sistema impossibile con 2 semplici disequazioni”.
Già… “inventa”, e non “risolvi”, “esegui” o “definisci”.
Da questo enunciato, tratto da una verifica di matematica, è iniziato un vero e proprio tsunami che ha cambiato non solo il mio modo di lavorare, ma anche la mia percezione della realtà, che mi ha resa maggiormente cosciente di quanto siamo condizionabili, di quanto sia difficile avere uno sguardo oggettivo ed imparziale sulla realtà che ci circonda.
Da allora, procedo nel mio lavoro con rigore e metodo scientifico, specialmente in fase di valutazione iniziale e verifica. Ho deciso di condividere la mia esperienza  per tentare di scoraggiare genitori e insegnanti che avessero l’intenzione di avviare il proprio figlio/alunno al metodo della Comunicazione Facilitata.

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Tanti anni fa, all’inizio della mia carriera lavorativa, presi servizio in un liceo, assistendo un ragazzo autistico non verbale che usava la CF per la comunicazione e lo studio.

Mi era stato presentato da genitori ed insegnanti come un ragazzo con buone potenzialità e capacità confermate dall’ottimo  profitto scolastico conseguito negli anni precedenti. La sua educatrice di riferimento era in maternità ed io l’avrei sostituita per l’intero anno. Non avevo mai avuto la possibilità di usare la CF ma la conoscevo sul piano teorico e sapevo della diatriba tra esperti riguardo la sua attendibilità. Ogni mio dubbio svanì dopo appena pochi giorni dall’avvio delle lezioni, quando il ragazzo cominciò a scrivere al PC con il supporto del mio indice destro sulla sua spalla  (così come mi spiegò ed avviò il padre nei primi giorni di scuola). Fu un’escalation molto rapida che iniziò con risposte tipo “SI’-NO”, successivamente adottò un linguaggio olofrastico, per arrivare, nel giro di pochi giorni, alla scrittura di frasi complete ed elaborate. Rimasi a dir poco sbalordita ed affascinata da ciò a cui assistevo quotidianamente. Tuttavia, mi resi ben presto conto di una strana “coincidenza”: il ragazzo dimostrava di possedere buone capacità nelle discipline in cui mi sentivo più preparata, mentre palesava difficoltà in quelle in cui io stessa ero consapevole di avere lacune. Esempio molto eloquente di questo erano i suoi scarsi, o meglio dire inesistenti, risultati nello studio della lingua tedesca (che io non conoscevo); eppure l’anno precedente aveva la media dell’otto! Esposi questo inspiegabile fenomeno alla referente dell’equipe scolastica (sostenitrice del metodo) che mi rassicurò riconducendo la questione ad un problema di insicurezza che trasmettevo inconsciamente al ragazzo inibendo la sua prestazione scolastica. Dovevo padroneggiare meglio i contenuti disciplinari per acquisire sicurezza e permettere al ragazzo di esprimere al meglio le sue conoscenze. Alla mia obiezione sul fatto che avrei dovuto mettere in conto un investimento enorme di tempo lavorativo non riconosciuto,  mi consigliò di accordarmi con gli insegnanti per farmi dare in anticipo le verifiche e prepararmi in modo mirato e meno dispersivo. Gli insegnanti non sollevarono perplessità, anche perché le verifiche si svolgevano in classe ed avevano modo di valutare costantemente il mio operato. Nelle settimane successive, il rendimento del ragazzo migliorò considerevolmente in tutte le materie di studio.

Tutto proseguì bene sino a quella verifica di matematica e a quella consegna iniziale: “INVENTA…”. Il giorno prima, per dare sicurezza al ragazzo, inventai e memorizzai  il mio sistema di disequazioni impossibile e, il giorno dopo, appoggiando l’indice sulla sua spalla, il mio ragazzo lo scrisse identico, raggelandomi il sangue nelle vene! Non riuscirò mai a descrivere ciò che provai, fu devastante. Andai a casa con l’assurda convinzione che il ragazzo riuscisse a leggermi il pensiero, trascorsi la notte pensando a quanto accaduto e decisi di provare a capire cosa fosse successo, rimanendo però ben salda alla ragione….anche se non vi trovavo alcun appiglio! Uscire dallo stato di obnubilamento mentale in cui versavo non fu per nulla semplice, anzi, impiegai parecchi giorni per comprendere l’arcano meccanismo. Il primo traguardo fu accorgermi, per caso, che distogliere lo sguardo dalla tastiera comportava la digitazione casuale di lettere e numeri da parte del ragazzo. Non me n’ero mai resa conto prima! Il secondo, aiutata da una insegnante, fu acquisire consapevolezza circa le pressioni che, inconsapevolmente, esercitavo con il dito sulla sua spalla (o gamba) e che sembravano avere una sorta di corrispondenza con i miei movimenti oculari. Era davvero impressionante come, con precisione millimetrica, riuscissi a fargli digitare lettere e numeri con un semplice tocco: il suo dito sembrava il prolungamento del mio. Mi resi conto del lungo ed inutile “addestramento” che stava alla base della sensibilità a questi prompt motori da parte del mio ragazzo, mentre, per quanto mi riguardava, non si trattava solo ed esclusivamente di un meccanismo di tipo ideomotorio, ma erano scattati meccanismi psico-emotivi simili alle cosiddette “profezie che si auto-avverano”, ai transfert e alle dissonanze cognitive, che venivano però giustificate  o attribuendo al facilitato abilità quali ironia, sarcasmo, arguzia o sulla base di una falsa costruzione della personalità del ragazzo eretta su informazioni e dati alterati alla fonte (come i racconti dei genitori, i documenti salvati nel suo PC e scritti con la CF negli anni precedenti, o ancora le impressioni degli insegnanti, dell’educatrice che mi ha preceduta, degli specialisti del metodo…). Ogniqualvolta ripenso a questa vicenda e a quanto fosse pericoloso questo perverso meccanismo, rabbrividisco…avrei potuto far scrivere inconsciamente al ragazzo qualsiasi cosa, anche sulla base – ad esempio – di mie interpretazioni errate del suo comportamento! Insomma, anche se non è così semplice comprendere tutti i complessi meccanismi che portano il facilitatore a cadere in questa sorta di “trance”, è decisamente fuori discussione che, purtroppo, per i facilitati altro non si tratti che di una strumentalizzazione senza beneficio o vantaggio alcuno e, per giunta, PERICOLOSA!
A superare questo lungo e doloroso travaglio fu un illustre esperto di autismo che mi garantì il suo supporto in caso di denuncia da parte dei genitori (avevano già interpellato un avvocato famoso per le sue battaglie legali a vantaggio dei disabili) e mi aiutò a raccogliere dati oggettivi circa le reali capacità del ragazzo. Riuscii a dimostrare agli insegnanti, al dirigente scolastico e all’ispettore scolastico (chiamato dalla famiglia) che ero in grado di fargli scrivere  qualunque parola, frase, testo o sequenza numerica mi proponessero ad insaputa del  ragazzo oppure, al contrario, che egli non riusciva a scrivere nulla che avesse un senso riguardo a quello che gli veniva detto o mostrato in mia assenza. Sbugiardai anche lo specialista che propose la CF alla famiglia mettendolo in difficoltà davanti ai miei dati, alle mie obiezioni e alle tante domande (si screditò davanti a tutti con le sue stesse mani perché diede una spiegazione del tutto irrazionale alla richiesta di spiegare perchè dovessi guardare la tastiera per ottenere una comunicazione sensata). Ottenni l’unanime approvazione da parte del Collegio Docenti di un PEI calibrato sulle reali capacità del ragazzo e l’abbandono della CF come strumento di comunicazione. La mia sconfitta fu non riuscire a convincere i genitori; neppure messi di fronte alla realtà misero in discussione il metodo e, di conseguenza, a farne le spese fu il figlio. Possedeva un canale visivo molto sviluppato e, in poco tempo, riuscì a comprendere ed usare molte immagini e PCS per comunicare…lo ritirarono da scuola e continuò ad usare la CF in un altro istituto.
Il mio rimpianto è quello di non aver accettato la proposta dell’esperto di autismo di pubblicare questo mio vissuto. Ne ero uscita emotivamente distrutta e desideravo solo archiviare tutto e riprendere la mia strada. Mio figlio aveva solo quattro anni e parlava spesso “di strane forme di comunicazione”(citazione della sua maestra) con compagni ed insegnanti, episodio che spiega da solo il devastante impatto emotivo che questa vicenda ebbe non solo su di me ma anche su tutta la mia famiglia.
Questo è il triste epilogo della mia esperienza; vi esorto quindi ad evitare come la peste questo tipo di approccio che, nonostante i danni che ha provocato, viene ancora proposto ed usato.
Se questa mia dolorosa esperienza dovesse servire a scoraggiare anche un solo genitore o educatore ad usare questo metodo, allora vorrà dire che sarà valsa la pena di averla vissuta!

Per chi voglia capire meglio la pericolosa illusione generata dalla CF  può leggere anche :

il cavallo intelligente (di David Vagni)
cattiva pubblicità
CF ; pericolosa illusione
Viola,mamma di Pulce specifica…

bambola

Piccola nota finale ; ci chiediamo come mai il Ministero della Pubblica Istruzione permetta ancora l’uso della CF a scuola, quando l’Istituto Superiore della Sanità , nelle Linee Guida per l’autismo, la sconsiglia fortemente?

Grazie ancora a questa professoressa per averci donato questo racconto, fatene buon uso.

Mi sembra giusto aggiungere questo documento dell’ International Society for Augmentative and Alternative Communication (ISAAC)

Presa di posizione dell’ISAAC contro la CF
dal quale estrapolo
“In conclusion, given ISAAC’s mission to promote the best possible communication abilities and opportunities for persons with limited or no functional speech, ISAAC does not support FC (CF in italiano) as a valid form of AAC (CAA in italiano), a valid means for people to access AAC, or a valid means to communicate important life decisions.”

Pubblicato in: advocacy autismo, autismo, informazione

Facciamo una campagna informativa contro gli stereotipi nell’autismo ?

Forse non servirà, ma invito tutti a condividere la protesta contro i luoghi comuni nell’autismo.
Non basta a fare informazione,ma almeno non facciamo circolare i soliti luoghi comuni .

Ricordate        #lautismononèunabolla 

L’autismo non è una bolla 

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L’autismo non è una bolla

Perché  lo spot Rai sull’autismo è solo l’ultima delle tante occasioni perse….

spot Rai -autismo- Conoscere vuol dire comprendere

Purtroppo lo spot Rai contribuisce alla disinformazione sull’autismo  e NON ci rappresenta.

Chiedo a tutte le associazioni di genitori , di prendere le distanze da questo spot.