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Figo o sfigato ,non si può fare educazione senza il rispetto…….

Si narra che in un centro  dove si trattano sia i disturbi dell’apprendimento (DSA) , che quelli dello spettro autistico (DPS) , gli operatori nel parlare fra di loro si riferiscano ai bambini dividendoli in fighi (DSA) e sfigati (DPS).
Non voglio crederci… spero sia solo una leggenda metropolitana. Non voglio nemmeno pensare che si possa fare una cosa del genere.
Non penso solo all’eventuale umiliazione di alcuni genitori, qualora sentissero l’uso di tali termini. Ancora peggio sarebbe  se i bambini dovessero sentirli usare tali termini nei loro confronti , creando un danno di autostima per gli uni (gli sfigati), un danno educativo per gli altri (i fighi) ,il tutto con il risultato di inibire  l’integrazione all’interno dei bambini nel centro. Non è una bella cosa insegnare a discriminare. Perché, di fatto , stai insegnando ai bambini a dividersi in categorie.

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Ma anche se i termini rimanessero solo all’interno delle conversazioni degli operatori , resta, dal mio punto di vista un fatto gravissimo.
Qualcuno potrebbe obiettare che le stesse etichette sono discriminati , forse è vero, ma l’etichetta non sottintende un giudizio.
Se apostrofi qualcuno come sfigato, lo stai vedendo come tale, non semplicemente come un bambino con caratteristiche diverse dalla norma, ma proprio “sfigato” , quindi senza speranza.
Sfigato da l’idea di persona sulla quale è inutile lavorare (la sfortuna si è abbattuta contro di lui) , provoca al massimo compassione e pietismo.

Io mi domando, come può un operatore abilitare al meglio un bambino se pensa a lui come uno sfigato? Se invece di credere in lui, avendo aspettative alte , lo ha già dato per perso ? 
E’ un approccio mentale e culturale sbagliato, assurdo poi che tale mentalità si trovi proprio negli educatori. Educatori che sono alle prese con la diversità ogni giorno.

Si parla tanto di autodeterminazione ed advocacy,ma se in un centro, dove ci sono educatori e tirocinanti , la mentalità è questa, il lavoro che ci aspetta è davvero enorme.

Sembrerà cosa da poco,ma la cultura ed il rispetto della diversità, passa anche dall’uso di termini più rispettosi.

(Vorrei tanto che questa fosse solo una leggenda metropolitana )

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La scienza e la coscienza (ABA e dintorni)

Chi mi conosce sa quanto sia convinto dell’importanza nel coinvolgere la famiglia in un intervento psicoeducativo.
Come ho avuto già modo di scrivere   circa 4 anni anni fa in questo post “perché è importante lavorare con i propri figli”, dove spiegavo il mio punto di vista da semplice genitore.
Negli anni, i fatti mi hanno sempre più convinto che sia necessario coinvolgere la famiglia, soprattutto se parliamo di un intervento comportamentale, dove mi risulta impossibile pensare che si possa escludere la famiglia , se non a scapito dell’efficacia dell’intervento stesso, tanto da arrivare a scrivere un’altra nota sull’importanza di fare aba centrandola sulla famiglia, visto che è essenziale alla modifica dei comportamenti, come ho scritto in questa nota “Io sono per l’aba family based “.

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Capisco benissimo che sia poco interessante per i più conoscere il mio pensiero e capisco ,che chi usa spesso la parola scienza per vendere il proprio intervento, non possa certo considerare il mio parere nel prendere le sue decisioni, che giura siano sempre basate sulla scienza e quindi sulla letteratura scientifica, ma troppo spesso sento che analisti del comportamento escludono i genitori dall’intervento, adducendo motivi più o meno fumosi…
La verità è che molte volte escludere i genitori rende più semplice il lavoro, nessun controllo, nessuna domanda, si evita di formare il genitore, poco importa se l’intervento perde di efficacia….
Tempo fa ho sentito,durante una lezione, un’analista del comportamento, una di quelle che si definisce ricercatrice e quindi scienziata a tutti gli effetti,  affermare che i genitori non dovevano fare i tutor, insomma escludeva di fatto i genitori dall’intervento….
Non cercherò di convincere ne lei, ne gli altri analisti che non vogliono i genitori “fra i piedi”, che la famiglia va formata e fatta parte integrante dell’intervento solo perché lo dice Paperinik, figuriamoci, ma visto che tale persona si vanta di prendere ogni decisione su dati e letteratura, spero che voglia prendere in considerazione quello che affermano le LG21 dell’ISS, che sono basate sulla letteratura e non su semplici opinioni.
A lei ed agli altri analisti del comportamento reticenti nell’accettare i familiari parte dell’intervento, fate leggere le LG21 da fondo pagina 25, quando parla di Interventi mediati dai genitori.
Dalle quali traggo queste poche righe:
.”….Con programmi di intervento mediati dai genitori devono essere intesi interventi sistematici e modalità di comunicazione organizzati secondo specifiche sequenze,
che il genitore, previa formazione specifica, eroga al figlio con obiettivi precisi e sotto
la supervisione degli specialisti che lo affiancano. I programmi di intervento mediati
dai genitori trattati negli studi inclusi, sebbene molto eterogenei tra loro, hanno in
comune il fatto di essere implementati dai genitori e che i genitori (o gli adulti di
riferimento) sono i principali mediatori dell’intervento; si distinguono tuttavia per le
finalità (comunque nell’ambito del miglioramento dello sviluppo, della comunicazione
e dell’adattamento del bambino/adolescente con disturbi dello spettro autistico) e per
i destinatari cui sono rivolti (bambini o adolescenti, a rischio o con diagnosi di disturbi
dello spettro autistico).La ricerca di letteratura condotta ha identificato 4 studi (una revisione sistematica2
e 3 studi di coorte3-5)che producono risultati coerenti a favore dell’efficacia degli interventi mediati  dai genitori nel migliorare varie aree target;…..”

Quindi pretendiamo una certa coerenza, cari analisti del comportamento, usate pure la parola scienza per vendere i vostri interventi,ma siate onesti nell’usare la letteratura scientifica, anche per prendere decisioni per voi difficili .
casar
Non vorremo mai accadesse che gli analisti del comportamento, troppo presi dalla percezione della loro immagine sul mercato, perdessero di vista scienza e bambini…….