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Io sono per l’ABA “family based”

incredibili2
Troppe volte leggo in rete la solita diatriba fra i sostenitori dell’ABA home based vs. ABA center based.

Io fra i due litiganti … scelgo il terzo , ovvero nessuno dei due, perché per me non ha senso pensare che sia il luogo (la location direbbe qualcuno …) a fare la differenza.
Quindi dico family based, nel senso che la famiglia deve essere il vero fulcro dell’intervento a prescindere dal luogo fisico nel quale si possano svolgere le sessioni.
Ci hanno spesso detto che l’intervento per essere efficace deve essere intensivo, perché i bambini autistici non imparano dall’ambiente, quindi chi più di una famiglia ,coinvolta nell’intervento e formata, può rendere un intervento davvero intensivo?
I familiari formati , che conoscono i principi dell’analisi del comportamento, non solo generalizzano gli apprendimenti fatti in sessione,ma estendono la sessione stessa al resto della giornata ,nella quale si può continuare a lavorare sui comportamenti, in modo coerente a quello che viene fatto in sessione (casa o centro che sia).

Spesso sono accusato di essere un sostenitore dell’home based, od un nemico del center based, niente di più falso.
A me il lavoro in un centro piace, da possibilità di lavorare in piccolo gruppo, cosa importante. Ho sempre e solo detto, che non basta il lavoro fatto in un centro se non si forma la famiglia, se non si fa partecipare all’intervento, se non si spiega come comportarsi nel quotidiano, se non si educano i genitori al rapportarsi con i figli e su come rinforzare o punire i comportamenti.
Se non si fa mai assistere il genitore alle sessioni, se non si organizzano validi parent training.

Stessa cosa vale per un intervento home based, se il consulente non rende i genitori parte attiva dell’intervento. Però è una cosa più rara, perché il genitore che paga direttamente il consulente ed i tutor e difficilmente può essere escluso dall’intervento.
Detto ciò , che siate analisti del comportamento che lavorano in un centro oppure a casa, quando prendete in carico un bambino, dovete tener presente che state prendendo in carico tutta la sua famiglia, se lo farete, la fatica sarà ricompensata perché gli apprendimenti della sessione si moltiplicheranno.
Per piacere poi non nascondetevi dietro la scusa che quei genitori non sono adatti, perché come si può insegnare, anche se in misura diversa, a tutti i bambini , la stessa cosa la si deve fare con tutti i genitori.

Sento sempre dire che non si deve solo lavorare direttamente sul comportamento del soggetto,ma anche sull’ambiente e cosa è più importante nell’ambiente del bambino della sua stessa famiglia ?

Ovviamente tutto questo non vale solo per un intervento ABA, ma per qualsiasi tipo di intervento fatto su un bambino autistico.
In fondo la famiglia ha il compito ed il diritto di prendere le decisioni sull’educazione del figlio, anche se autistico.
Penserete che sto dicendo cose ovvie, forse è vero,ma se le scrivo è perché spesso non sono applicate.

P.S. Quando dico che il genitore deve essere formato non sto dicendo che debba fare da tutor, si può formare comunque ed essere utile al di fuori delle sessioni.

P.S. 2 Ovvio poi che riuscire a coinvolgere anche la scuola sarebbe altresì importante, viste le ore che i bambini passeranno anche lì.

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3 thoughts on “Io sono per l’ABA “family based”

  1. Condivido in modo totale cio’ che dici. Greenspan dice esattamente le stesse cose per quanto riguarda il DIR …..cioè, i genitori sono i primi caregivers, i più efficaci, i più informati, i più attenti alle differenze individuali manifestate dai loro figli. Occorre formarli, qualsiasi sia il metodo o la variante di metodo utilizzata, perchè la formazione è lo strumento principale che concorre all’autonomizzazione del progetto famiglia. Il luogo non è la determinante del successo.E’ la rete che conta e la multidisciplinarità dell’intervento.
    Io credo che questo valga anche per gli altri disturbi pervasivi dello sviluppo, per l’ADHD, per i DSA. Dietro un bambino in difficoltà, c’è una famiglia in difficoltà, che ha bisogno di ricevere tutte le informazioni per uscire dal buio del tunnel e per riprendere il controllo della quotidianità. Questo lo si puo’ fare solo attraverso la costruzione di una consapevolezza del disturbo, che avviene seguendo un progetto di intervento multidisciplinare integrato, che copra un arco di tempo sufficientemente ampio, e che preveda le necessarie rivalutazioni nel tempo per ottimizzare il risultato. Se tutti i professionisti della salute si impegnassero a divulgare e a formare secondo il livello di comprensione dei genitori, (hai ragione nel dire che non devono esserci scuse….), che puo’ essere molto diverso da famiglia a famiglia, si’ svilupperebbero le competenze “…..nel ricercare, comprendere, valutare e utilizzare le informazioni riguardanti la salute e i concetti per fare scelte informate, ridurre i rischi migliorando la qualità della vita.”

    (Zarcadoolas, C., Pleasant, A., & Greer, D. (2006). Advancing health literacy: A framework for understanding and action. Jossey-Bass: San Francisco, CA

    Aggiungerei che se si realizzassero davvero…e non a parole, queste condizioni, si ridurrebbe drasticamente anche il costo sociale ed economico generato dalla latitanza degli interventi forniti, con la scusa della mancanza di risorse economiche.

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